Spunti di riflessioni dal convegno di AICQ Nazionale “IA: il futuro non aspetta. Come affrontare consapevolmente le sfide” tenutosi venerdì 27 febbraio 2026 presso ITT Mazzotti (TV)
di Laura Ragazzo
L’urgenza del futuro
Il titolo del convegno, “Il futuro non aspetta”, da subito inquadra l’urgenza della sfida presente: l’intelligenza artificiale non è un’eventualità lontana, ma una realtà già consolidata che il mondo della scuola ha il dovere di intercettare e affrontare con serenità e competenza pedagogica. Storicamente, l’essere umano ha sempre integrato nuovi strumenti, dalla scrittura alla stampa, modificando le proprie strutture cognitive senza perdere il controllo della tecnologia. Oggi, la sfida per docenti e dirigenti è formare studenti capaci di utilizzare l’IA con competenza critica, integrandola come un sussidio per l’apprendimento.
La metafora del tornio
Una delle riflessioni centrali paragona l’IA a un tornio, una macchina di estrema precisione capace di trasformare il metallo grezzo in un ingranaggio perfetto. In questo parallelismo, l’obiettivo didattico rappresenta il “disegno tecnico”, i prompt sono i “settaggi” della macchina e il docente è l’operatore esperto. La competenza umana è insostituibile: l’operatore deve ascoltare la macchina, percepirne le vibrazioni e correggere il tiro quando necessario. Ne evinciamo che senza un progetto chiaro e un operatore consapevole, la macchina non può produrre valore: pertanto l’IA non sostituisce il docente che rimane l’unico vero “regista” del processo educativo.
Allucinazioni
Per comprendere al meglio questo nuovo strumento è necessario dapprima fare un’importante distinzione tra IA generativa e IA analitica. La prima produce nuovi contenuti come testi o immagini, mentre la seconda interpreta dati e individua schemi ricorrenti per supportare i processi decisionali. Le potenzialità per la didattica sono enormi: personalizzazione dei percorsi, maggiore accessibilità per studenti con difficoltà e riduzione del tempo dedicato a compiti ripetitivi. Tuttavia, esistono rischi significativi, quelli che vengono comunque etichettati come le “allucinazioni”, ovvero falsità prodotte come verità, ma non solo: si aggiungono la dipendenza, la perdita di senso critico e la presenza di bias o pregiudizi nei dati di addestramento. Infine, l’alto costo energetico e tecnologico dell’IA comporta un rischio di concentrazione del potere nelle mani di poche aziende dominanti.
“Illusione Iconica” nell’era della post-verità
Dalle parole del Prof. Pier Cesare Rivoltella, professore ordinario Università di Bologna emerge un’ulteriore interessante riflessione. Nell’era della post-verità, l’autenticità di un’immagine o di un’informazione non può più essere verificata solo per corrispondenza diretta con i fatti. Si parla di “illusione iconica” per descrivere la difficoltà di distinguere tra reale e simulato, come dimostrato da esperimenti sociali che hanno tratto in inganno esperti e media. Per navigare in questa complessità, la scuola deve insegnare il criterio della pertinenza rispetto al contesto (linguistico, situazionale o socio-culturale). Solo una solida base culturale e un’ampia enciclopedia di riferimento permettono di formulare giudizi di pertinenza efficaci e di resistere alla manipolazione dell’opinione pubblica.
Strategie operative
Le scuole, agendo come “deployer” (utilizzatori) di sistemi di IA, devono confrontarsi a livello normativo con l’AI Act europeo e il GDPR. Per evitare la paralisi decisionale è sempre più fondamentale lavorare in rete tra scuole per condividere ad esempio i costi di consulenza e produrre documenti comuni. L’adozione di “starter kit operativi”, comprendenti template, checklist e valutazioni di impatto semplificate, può facilitare l’implementazione pratica della tecnologia.


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